Intervista alla sig.ra Rita

Stefania e Rita – novembre 2007

Sono passati più di trent’anni ma il ricordo è ancora vivo. La bambina della signora Rita aveva solo 5 anni quando le venne diagnosticata una grave forma di leucemia.

Al più la signora la signora Rita aveva pensato che la figlia, sofferente da qualche tempo, soffrisse dei postumi di una bronchite mal curata, invece  scoprì che si trattava di leucemia linfoblastica.

La leucemia è una malattia che ancora oggi fa tanta paura, nel 1973 curarla sembrava quasi una lotta contro un destino già segnato.

Ma la piccola  Stefania, insieme alla sua famiglia e i medici della Clinica De Marchi dopo tre lunghi anni quella lotta la vinse e si regalò un nuovo destino. Furono tre anni che segnarono profondamente tutta la famiglia, tanto profondamente che sono dovuti passare trent’anni, il matrimonio della piccola Stefania e la nascita dei due nipotini, perché la signora  Rita, trovasse le parole per riuscire a esprimere tutte le emozioni che si alternarono in quei difficili anni.

In verità le parole non le ha trovate neanche dopo tanto tempo, infatti ha preferito scrivere una lettera per esprimere i suoi sentimenti, ringraziare chi l’ha aiutata e forse mandare un messaggio a tutti coloro che hanno avuto la fortuna di non essere mai passati attraverso una esperienza così dura.

“Chi legge questa lettera, deve avere tanta fiducia nei medici e nella medicina e tanta speranza.

Sono una mamma di nome Rita, nel lontano febbraio 1973, in una giornata buia, fredda, nebbiosa, a Stefania, la mia bambina, viene diagnosticata, dai medici della Clinica De Marchi una leucemia linfoblastica. Quel giorno, inaspettato, iniziò il nostro calvario, subito in prima persona dalla nostra bambina di quattro anni e poi da me e da mio marito. Ci aggrappammo alla mano di Dio e di tutti i Santi, con le nostre lacrime bagnammo Milano, nella speranza di veder guarire la nostra bambina.

La speranza fu sempre sostenuta dal grande aiuto che ci venne dalla medicina e dai tanti medici della Clinica De Marchi, fra i quali vorrei ricordare il prof. Carnelli e il prof. Masera.

Stefania venne sottoposta per tre anni a una terapia intensiva, man mano i risultati di questa terapia si rivelavano sempre più incoraggianti. Io e mio marito Antonio ritrovammo la felicità, era come se la nostra bambina stesse nascendo per la seconda volta.

Il 5 febbraio Stefania compirà quarant’anni,  grazie a quanto fatto più di trent’anni fa dalla medicina e dalla forza di volontà di nostra figlia. Li compirà grazie alla Clinica De Marchi, che in quegli anni era la nostra seconda casa, grazie ai medici e ai loro collaboratori che sentivamo parte della nostra famiglia allargata. Grazie, grazie, grazie, grazie.

Anni dopo, quando la mia Stefania dopo sei anni di fidanzamento iniziò i preparativi per il matrimonio, io e mio marito, ancora coinvolti dall’esperienza vissuta, ci sentimmo in dovere di informare il nostro futuro genero di quanto aveva passato Stefania e tutti insieme andammo a trovare i medici che anni prima salvarono la nostra bimba per presentargli Francesco, il futuro marito della loro Stefania. Erano tutti felici e contenti e ancora oggi ringrazio tutti tutti.

Oggi Stefania e Francesco sono felicemente sposati da diciannove anni e hanno avuto due bambini meravigliosi: Michele di dodici anni e Gabriele di cinque anni e mezzo.

Ora desidero ancora una volta far giungere a tutti i medici e collaboratori grandiosi salutoni da questa famiglia felice. Un grosso bacione e un abbraccio da me, Stefania e la mia bella famiglia.”

Credo che commentare questa lettera sia inutile, aggiungere parole al più potrebbe togliere forza a quanto ci ha detto la signora Rita. Allora lasciamo che sia l’eco delle sue parole a indicarci la strada per trovare anche la nostra felicità.

Francesco Iandola

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